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La paura osservata da altri punti di vista

Può essere paura il pianto del bambino piccolo? Se si, perchè?monokids-it

Parliamo di come affrontare la tematica con Paola Tedde...

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Interviste
 

   Buonasera Italia - 3.11.2005, Radio Antenne Düsseldorf, Giornalista: Luciana Mella

   Al dente - 18.12.2005, Radio Funkhaus Europa, Köln, Giornalista: Luciana Mella

 
 
Recensione pubblicata sulla pagina della cultura del Badische Zeitung del 18 gennaio 2006
 

Molto più che ninnananne

Paola Tedde interpreta 23 canzoni per bambini in 12 lingue al centro culturale Rosenhof di Tegernau-Schwand

La diceria secondo cui le canzoni per bambini vadano bene giusto come ninnananne continua a persistere come la falsa credenza che i fratelli Grimm mettessero in scena i loro miti per i più piccoli della famiglia. Che ciò non corrisponda al vero e che le canzoni per bambini possano essere interpretate in modo straordinario lo hanno dimostrato la soprano italiana Paola Tedde e il pianista serbo Aleksander Filic nel loro concerto al centro culturale “Rosenhof”di Tegernau.
Ventitre canzoni provenienti da dodici paesi da musicare nelle rispettive lingue, un viaggio musicale che partendo dalla nordica Finlandia attraversa l’Europa centrale, l’Iran, il Giappone, il Brasile e arriva fino al sud dell’Africa sembrerebbero un progetto ambizioso. Sono, invece, il frutto di una complessa ricerca che Paola Tedde ha tradotto in un notevole evento concertistico.
I due musicisti hanno offerto un percorso così ricco di particolari da lasciare il pubblico incantato di fronte alla ricchezza di voci e sfumature degli arrangiamenti dei brani proposti, così lontani dalla classica ninnananna tedesca di Brahms Guten Abend, gute Nacht.
Nel centro di Tegernau hanno risuonato canzoni talvolta meditative e natalizie come la classica finlandese En esti valtaa loista , talvolta di una calma tormentata come nel caso della spagnola Nana o ancora giocose, ritmiche e leggere come La rondine di Tchaikowsky. Tedde e Filic non si sono limitati al tema classico della ninnananna, calmo e lento come il pezzo sardo Kussu pizzineddu che giunge alle orecchie in modo quasi ipnotico; ma hanno toccato anche quello del fanciullo – secondo quanto ampiamente trattato da Debussy in Noel enfants qui n’ont plus de maison, in cui il compositore delinea la tragica situazione dei tanti bambini rimasti orfani dopo la prima guerra mondiale. L’esecuzione di quest’ultimo è stata così struggente, angosciante e drammatica che il pubblico ha dovuto abbandonare all’improvviso lo stato di piacevole calma raggiunto. E se questa è stata, non senza motivo, la sola digressione della serata, ne è stato anche l’acme.
Con questo brano il pianista Aleksander Filic, rimasto fino a quel momento in secondo piano, ha avuto per la prima volta la possibilità di esprimersi appieno e la soprano, con la sua voce piacevole, di raggiungere tonalità più alte che hanno scosso il pubblico nel profondo.
Durante la serata la cantante ha dato piccoli chiarimenti sui brani, già intuibili grazie alla sua espressività. Ella stessa si è presentata con una tale passionalità da rendere corporeo il contesto globale presentato.